Il web odierno è caratterizzato per lo più da siti curati, talvolta
maniacalmente nel design, ma non altrettanto nella navigazione. Allo
stesso modo esistono molti siti dotati di ottime strutture di navigazione,
che però non brillano per design. Perché accade ciò? Il problema, ancor
prima che nell’approccio, è da ricercare spesso nelle conoscenze che
il web designer mette in campo durante la creazione di un sito. Molti
di questi provengono dal mondo del design cartaceo, e quindi “riciclano”
le proprie competenze; essi mirano quasi esclusivamente all’aspetto
visivo, ignorando che, come per la stampa, anche il web ha le sue regole…
I secondi, sono invece in genere sviluppatori, che guardano più alla
funzionalità, alla pulizia del codice, e alla leggerezza delle pagine,
che all’aspetto visivo. In effetti, è assai difficile trovare persone
che abbiano entrambe le competenze; a parte casi sporadici, la maggior
parte dei siti web vincenti viene realizzata da web-agency: società
emergenti che nel proprio organico possono annoverare designer, sviluppatori,
esperti di accessibilità, esperti di contenuti, etc.
Tutto ciò ci dice chiaramente che anche il web ha le sue regole; chi
alza lo scudo della soggettività, per difendere a tutti i costi un
sito davvero brutto, deve farci i conti prima o poi. Solo studiandole
approfonditamente si può intraprendere il giusto cammino verso progetti
web di qualità.
Dal mattone al bit "Architettura
della navigazione"
Se pensiamo per un attimo che un sito web è come una casa, diventa
semplice capire perché è importante prima di tutto il progetto che
ne sta alla base: un’abitazione deve rispondere normalmente a requisiti
precisi, come la solidità delle fondamenta, la robustezza ed elasticità
della struttura, la bontà del tetto, l’isolamento termico delle pareti,
oltre ad essere correttamente esposta rispetto al nord. La buona
riuscita di una tale costruzione nasce dal progetto di un architetto,
che attraverso un direttore di cantiere e un’impresa di costruzioni,
è in grado di realizzare la futura abitazione del cliente.
La realtà è però spesso ben diversa: gli errori di progetto non vengono
identificati subito e diventano difetti di costruzione, a danno di
chi abita la casa. Analogamente, se un web designer commette errori
in fase di progetto, e questi vengono implementati nelle pagine web,
il “cliente”, ovvero il fruitore del sito, ne subirà le conseguenze
durante la navigazione dello stesso. Per evitare che ciò accada è quindi
necessario fare un’attenta riflessione sull’organizzazione vera e propria
del sito, prima ancora che sul suo aspetto visivo. In quest’ottica,
il primo elemento importante è il canale: una sezione specifica del
sito, che può ospitare altri canali secondari, coerenti con il tema
del canale principale. L’organizzazione dei canali è una cosa fondamentale;
se si impostano in maniera errata, tutto il sito rischia di diventare
poco fruibile, anche se il suo aspetto visivo è ben fatto: ricadiamo
nuovamente nella rosa di siti descritti all’inizio di questo articolo.
La bozza di struttura "Il progetto
del sito"
Per prima cosa, si deve realizzare una bozza dell’architettura di navigazione:
carta e penna vanno più che bene, ma se vogliamo partire con il piede
giusto, un programma di design come Freehand MX è molto più adatto:
grazie ai suoi strumenti di disegno può essere molto utile nella preparazione
di uno schema della navigazione. Si crea una struttura ad albero partendo
da un rettangolo che rappresenta la homepage; da qui si fanno discendere
i canali principali, e sotto questi i canali secondari, avendo cura
di collegare attentamente tra loro tutti gli elementi. In questo modo
si ha una visione immediata della struttura del sito e dei suoi contenuti,
inoltre lo schema realizzato è subito utiizzabile per illustrare al
nostro cliente come si intende procedere.

Figura 1 – Una bozza di struttura realizzata in Freehand MX.
Creare un layout funzionale "Il
layout del sito"
Nella preparazione del modello principale è essenziale la scelta del
tipo di layout; questo è rappresentato dalla suddivisione dello spazio
visivo in aree distinte, ognuna creata per un contenuto specifico.
Questa divisione non è standard; nel web si trovano layout tra loro
diversi, l’importante è rispettare alcune semplici regole che ne
garantiscono l’efficacia. Un tipico esempio di layout prevede la
divisione in tre zone: la testata, la zona contenuti e la barra di
navigazione. Bisogna comunque considerare che questa divisione non
è così rigida come può apparire: gli elementi grafici possono andare
oltre i margini delle divisioni, “eludendo” la rigida ortogonalità
del layout.
Le domande “nascoste” degli utenti
La divisione del layout in tre zone potrebbe non essere valida per
tutte le tipologie di siti web; in alcuni casi è possibile operare
maggiori suddivisioni. Ciò che però è importante capire, è che il
layout deve rispondere ad alcune necessità basilari degli utenti.
Generalmente gli utenti di Internet approdano ai vari siti attraverso
ricerche su motori come Google, Yahoo, ecc. Nella maggior parte dei
casi i motori di ricerca ci propongono la pagina di un sito nella quale
la parola ricercata ha un occorrenza rilevante. Questa pagina però
non coincide quasi mai con la Homepage del sito. Insomma, quando cerchiamo
qualcosa, approdiamo quasi sempre ad un sito entrando dalla “porta
di servizio”, quasi mai dall’ingresso principale. Viene da domandarsi
allora cosa ci spinge a rimanere in un sito anche se non siamo entrati
dalla porta d’ingresso. Senza che ce ne accorgiamo, in un paio di secondi,
il nostro cervello decide se il sito è coerente con quanto abbiamo
cercato oppure no. Cosa ci spinge a questa decisione? Una teoria ormai
assodata tende a sintetizzare il concetto in tre domande:
Dove sono ?
La prima risposta viene naturale dalla testata: è li che viene identificata
la titolarità del sito, sia che si tratti di un’azienda, di un professionista,
di un portale, ecc. La presenza del marchio e di un claim favoriscono
la fluidità della risposta.
Cosa fanno qui?
Se la prima domanda viene soddisfatta spostiamo in genere gli occhi
sulla zona dei contenuti, cercando affinità con ciò che abbiamo cercato.
Dove vado?
Se anche la seconda domanda viene soddisfatta, non ci resta che capire
come muoverci all’interno del sito: cerchiamo la barra di navigazione.
Tutto ciò avviene in un tempo infinitesimamente piccolo; ecco perché
è importante strutturare attentamente il proprio layout: fare in
modo che un utente rimanga su un sito è così cruciale da essere considerata
come la prima necessità di tutto il progetto.

Figura 3 – Capire le necessità degli utenti: tre domande a a cui rispondere
attraverso la strutturazione del layout.
Impostare correttamente la struttura dei canali
XE "Canali principali
e secondari"
I canali vanno organizzati secondo una logica ben precisa, e il tipo
di sito che si sta realizzando è determinante nella loro disposizione:
un sito web aziendale, un sito di un professionista o addirittura un
portale tematico sono estremamente diversi tra loro ed è necessario
adattarne correttamente i contenuti alle esigenze degli utenti.
Per esempio, il sito web di un centro escursionistico deve essere strutturato
tenendo conto delle varie tipologie di escursione, come il noleggio
di quad, o sport come il rafting, l’equitazione, ecc. Dentro questi,
devono poi essere presenti i canali di approfondimento, detti normalmente
secondari. In questo modo l’utente ha una visione rapida sui contenuti
principali che lo aiutano nella scelta del canale di navigazione più
adatto alle proprie esigenze. Questo approccio permette di organizzare
efficacemente anche siti di grandi dimensioni, come le testate giornalistiche,
e i portali tematici.

Figura 2 – Organizzazione visiva dei canali di navigazione nel sito
di un centro escursioni.
Pagine e modelli: il grande dilemma
Una volta definito il progetto del sito e l’architettura della navigazione
arriva il momento in cui si devono creare le pagine web che compongono
il sito, e con questo momento arriva anche la necessità di fare una
scelta strategica: creare pagine singole caratterizzate ognuna da
un design specifico? oppure scegliere un modello di design generale,
dal quale “partorire” tutte le pagine che comporranno il sito?
Nel primo caso si progettano le pagine web dando ad ognuna un aspetto
particolare, organizzando gli elementi che la compongono, se necessario,
in maniera diversa dall’una all’altra. Le pagine possono quindi avere
colori diversi, layout compositivi diversi, insomma anche cambiare
drasticamente. Va subito però detto che questo tipo di approccio non
è assolutamente adatto per siti aziendali, istituzionali, o comunque
per siti di informazione. E’ invece indicato per siti di altra natura,
come quelli di artisti e creativi: questi, più che creare un sito fruibile
da tutti, vogliono far vivere un’esperienza all’utente diversa dalla
normale navigazione, dandogli possibilità di esplorazione variegate,
non necessariamente legate alle logiche di Internet. In questi siti
l’utente ha la sensazione di trovarsi in uno spazio diverso dai normali
siti a cui è abituato. E’ facile trovare nel web esempi di questo tipo;
le pagine che li costituiscono sono costruite con un’innato senso di
diversità, legate tra loro spesso da link non convenzionali, nascosti
tra i meandri della grafica, o ridotti ai minimi termini in design
iper minimalisti.
Siti di questo tipo non sono però adatti se c’è bisogno di modifiche
frequenti: infatti la loro struttura, spesso interamente costruita
con elementi realizzati in Flash, non è concepita per essere aggiornata
costantemente, come invece avviene in un comune sito web aziendale
o di informazione.
I modelli: una scelta davvero saggia
Un metodo veramente efficace per la realizzazione di un sito web è
quello di creare un modello XE "creare un modello" principale
(anche detto template) che diventa il “genitore” di tutte le pagine
create. Questo rapporto di “parentela” fa si che qualunque tipo di
modifica venga applicata al modello principale, verrà automaticamente
applicata anche a tutte le pagine legate al modello. Diventa quindi
estremamente semplice, ma soprattutto veloce, modificare il layout
o aggiungere nuovi canali di navigazione, anche a siti che contengono
centinaia di pagine web. La scelta di un modello permette inoltre
al web designer di concentrarsi molto di più sull’aspetto del sito,
sulla scelta dei colori più azzeccati, sulla scelta di un layout
strutturato in maniera equilibrata, sulla coerenza dei vari elementi
visivi, ecc.
In ogni modello ci sono due cose di cui tener conto: le aree non modificabili
e quelle dei contenuti. Le prime, sono parte integrante del modello
e quindi non possono essere modificate all’interno del modello stesso.
Le seconde sono invece le zone preposte ai contenuti e possono essere
popolate direttamente nelle pagine “figlie”.

Figura 4 – Esempio di modello: il rettangolo rosso mette in evidenza
la zona preposta ai contenuti; questi potranno essere popolati nelle
varie pagine “figlie”.
Dalla teoria alla pratica
Dopo aver fatto un excursus sui principi base del web-design viene
il momento di mettere mano alla realizzazione vera e propria del
sito web. Oltre alla scelta degli strumenti software più idonei emerge
subito forte la necessità di stabilire un modello progettuale e costruttivo,
che dalla tipica pagina HTML “bianca” di partenza, consenta di arrivare
alla realizzazione completa del sito. Un buon metodo è quello di
dividere il processo di creazione in tre momenti distinti:
Per ognuna di queste fasi viene in genere utilizzato un software specifico;
se questo però si integra con gli altri programmi, il processo diventa
molto più rapido e semplice. Partendo da questo assunto, la scelta
diventa abbastanza ovvia: Macromedia (ora Adobe) che grazie allo spirito
collaborativo di software come Dreamweaver, Fireworks, Flash e Freehand,
garantisce un processo di creazione dei siti veloce e libero da problemi
di incompatibilità.
La chiave di tutto è da ricercare nel termine RoundTrip, che tradotto
in italiano significa “viaggio di andata e ritorno”. Dietro questa
espressione si cela infatti una delle funzioni che hanno reso celebre
la suite di programmi Macromedia presso i web designer. Il RoundTrip,
meglio conosciuto come RoundTrip HTML, consente, a vari livelli, il
passaggio di contenuti, in particolar modo tra Dreamweaver e Fireworks,
senza perdere la formattazione originale. Un esempio tipico è l’esportazione
di una pagina HTML da un documento di design realizzato in Fireworks.
Questa pagina può essere aperta in Dreamweaver ed eventualmente modificata
nei contenuti. Se poi si rende necessaria una modifica al design, tramite
il comando Modifica presente nella finestra delle proprietà di Dreamweaver,
viene riaperto il documento PNG originale in Fireworks, che contempla
però anche le nuove modifiche compiute in Dreamweaver. Una volta apportate
le ulteriori modifiche di design è sufficiente fare clic sul pulsante
Completato; in questo modo Fireworks “restituisce” il contenuto modificato,
sotto forma di pagina HTML, a Dreamweaver.

Figura 5 – La modifica di una pagina HTML in Fireworks: si noti il
pulsante Completato, che una volta premuto, restituisce il contenuto
modificato a Dreamweaver.
Il design
Il design deriva generalmente da un sapiente mix tra il layout, ovvero
la divisione delle aree di pertinenza, e la vestizione grafica vera
e propria. Saper scegliere un buon design, e poi realizzarlo, è sicuramente
un’attività molto particolare, che troppo spesso nel web odierno
viene letteralmente presa sotto gamba. I migliori web designer dei
nostri tempi sono approdati ad Internet dopo aver quasi sempre lavorato,
prima di tutto, come designer della carta stampata. Sebbene i due
media siano diametralmente opposti, e abbiano logiche e linguaggi
espressivi diversi, una cosa è comune ad entrambi: l’armonia delle
forme e dei colori. Per questo, chi ha studiato le basi dello spazio
compositivo, dell’impaginazione e degli accostamenti di colori, può
traslare la propria esperienza in modo molto efficace sul web, purchè,
come già detto, si muova all’interno del linguaggio che al web stesso
compete.
Come per la pubblicità cartacea, anche il web design richiede coerenza
rispetto al soggetto trattato: per esempio, un sito web istituzionale
dovrà proiettare un’immagine aziendale decisa, ma al contempo sobria,
attraverso la scelta di un design con tinte non troppo accese, e forme
ortogonali che donano sicurezza e stabilità. Di contro, il sito di
un grafico professionista, dovrà mostrare una marcata vena creativa,
attraverso l’uso di colori tendenzialmente saturi, e il posizionamento
di forme curvilinee che diano una buona sensazione di movimento.
Una volta scelto il tipo di design che si intende adottare, viene il
momento di realizzarlo. In questa nuova fase è facile distinguere due
scuole di pensiero: alcuni preferiscono abbozzare su carta il layout,
per poi realizzarlo con un software adeguato; altri preferiscono invece
lavorare sin da subito, direttamente su un software di design. Questa
seconda strada lascia tra l’altro molto più spazio da un punto di vista
creativo, poiché l’idea iniziale che ci si è prefissa, prende forma
in “tempo reale” sullo schermo, subendo le eventuali modifiche che
il processo creativo può generalmente apportare.
Freehand MX: dalla carta al web
Sebbene non sia ancora realmente chiaro, dopo la recente acquisizione
di Macromedia da parte di Adobe, che fine farà questo software, resta
indubbiamente uno degli strumenti più adatti per la preparazione
della grafica di base di un sito. Tra l’altro, la sua indole ibrida,
tra la stampa ed il web, lo rende adattissimo a preparare anche delle
bozze di stampa da poter sottoporre al cliente, ancor prima che svilupparle
in un formato per il web. Grazie ai vari strumenti di disegno, alla
possibilità di creare campiture di colore molto efficaci, alla possibilità
di inserire particolari effetti raster come ombre e luci e ad un
incredibile controllo delle forme, la realizzazione della grafica
di un sito, non solo è molto veloce, ma può anche diventare davvero
divertente.

Figura 6 – La creazione della testata di un sito: le potenti primitive
geometriche si compongono tra loro per creare la struttura della
testata, che successivamente viene unità in un unico oggetto, colorata
e completata di bottoni.
Un po’ di Flash nel cuore di Freehand
C’è una funzione in Freehand MX che è davvero utile: questa permette
di pubblicare, un’animazione Flash, con una limitata interattività,
che mostra in anteprima come funzionano i link di un sito. L’operazione
è talmente semplice da realizzare che anche chi non conosce affatto
Flash può comunque effettuarla. Si parte con la creazione di un design
di base per la homepage, popolandola con contenuti fittizzi, come
testi finti ed immagini di prova. In seguito si duplica questa pagina,
con l’intento di produrre gli altri canali del sito, modificando
come necessario contenuti e disposizione degli stessi. Si ripete
quest’ultima operazione quanto serve per realizzare le pagine web
relative ai canali principali del sito.
A questo punto entra in campo lo strumento Azione: questo strumento
consente la creazione di link da una forma qualunque presente in una
pagina, ad un'altra pagina. Per poter realizzare più facilmente questa
operazione è necessario effettuare un zoom all’indietro, in modo da
poter vedere più pagine all’interno dello spazio di lavoro di Freehand
MX. Successivamente, tramite un azione di drag&drop, si punta ad
un pulsante, e tenendo premuto il tasto del mouse, si effettua un’operazione
di trascinamento verso la pagina obiettivo di quel pulsante. Questa
operazione va ripetuta per tutti i pulsanti presenti nelle pagine realizzate.
Una volta terminato, si può verificare subito il risultato dei collegamenti
impartendo il comando Finestra > Filmato > Prova: viene aperta
una finestra Flash dalla quale è possibile muoversi nelle varie pagine
facendo clic sui pulsanti di navigazione.
Quanto appena descritto merita davvero molta attenzione: in pratica,
semplicemente partendo dal puro design, siamo già in grado di mostrare
ad un cliente non solo la vestizione grafica ed il layout del sito,
bensì anche la navigazione tra i canali principali, senza ancora aver
usato un programma specifico per il web design ed aver scritto una
riga di codice!

Figura 7 – Creare un’animazione Flash per presentare il design di un
sito realizzato in Freehand MX. Si noti come il pulsante “Quad” nella
pagina di sinistra è stato collegato, grazie allo strumento Azione,
alla pagina di destra. Durante il play dell’animazione, questo risponderà
al clic del mouse come un normale pulsante di navigazione, mostrando
la pagina collegata.
L’implementazione dell’interattività di base: Fireworks
Quando il processo di design di un sito è terminato, e quindi il cliente
ne ha validato la vestizione grafica, viene il momento di aggiungere
interattività e funzionalità specifiche. In pratica si prende la
grafica nuda e cruda che si è appena realizzata e si aggiungono comportamenti
alle varie parti che la compongono. Il software che fa al caso nostro
è Fireworks; vero ponte di collegamento tra il mondo “inanimato”
del puro design e quello invece interattivo dell’ipertesto. In effetti,
sebbene il programma consenta egregiamente di creare da zero anche
il design, come fa Freehand, il suo vero cavallo di battaglia è da
ricercare nella capacità di attribuire comportamenti interattivi
a qualunque elemento presente nel documento. Sia che si tratti di
semplici rollover su pulsanti, oppure di menu a comparsa, o ancora
di piccole animazioni gif, Fireworks ci permette di realizzare i
nostri desideri senza dover conoscere una singola riga di codice,
grazie alle semplicissime procedure guidate presenti nel programma.
Tra l’altro, proprio per manifestare l’elevato grado di integrazione
con gli altri programmi Macromedia, Fireworks è in grado di aprire
senza problemi un file nativo di Freehand MX, conservando intatte tutte
le caratteristiche vettoriali e bitmap di quest’ultimo.
Questa operazione trasferisce il design realizzato in Freehand MX all’interno
di Fireworks, dal quale è possibile evidenziare pulsanti e quant’altro
a cui associare comportamenti ed interattività.

Figura 8 – Apertura di un file di Freehand MX: la finestra di importazione
riporta innumerevoli opzioni. La cosa più importante è che le misure
del documento vengono ereditate da quelle impostate nel file originale
di Freehand.
Creare un semplice pulsante
Come già detto in precedenza, non è necessaria alcuna conoscenza particolare
per realizzare pulsanti e menu a comparsa: le procedure sono interamente
guidate. Per esempio, per realizzare un pulsante con un semplice
rollover si procede in questo modo:
Questa semplice operazione ci può già aiutare a fare una interessante
riflessione.
Facendo un passo indietro, se si osserva il documento prima di aggiungere
la funzione appena descritta, si nota come in realtà si tratti ancora
di “puro” design: un semplice elemento grafico si staglia all’interno
dello spazio bianco relativo al documento corrente.
Se guardiamo invece il documento dopo l’operazione qualcosa è cambiato:
compaiono delle righe rosse che intersecano i bordi del pulsante e
si propagano lungo tutto il documento. Queste definiscono visivamente
la struttura tabellare che servirà a creare il codice necessario affinchè
tutto funzioni correttamente. In pratica Fireworks ci mostra, in maniera
esclusivamente visiva, la divisione in celle HTML che il documento
avrà, una volta esportato: un gran bel vantaggio.
Per completare il pulsante è necessario definito lo stato Over, ovvero
l’aspetto che deve assumere il pulsante quando il puntatore del mouse
è sopra di esso; si procede in questo modo:

Figura 9 – Creare un pulsante in Fireworks: dopo aver trasformato l’elemento
grafico in pulsante è necessario modificarne l’aspetto nello stato
Over (Sopra).
Esportare in HTML
Quando il documento di Fireworks è stato modificato con l’aggiunta
di tutti i comportamenti necessari si può passare all’esportazione
vera e propria in HTML. Questa operazione ha una grande rilevanza;
per poter capire perché è però necessario fare un salto nel passato.
Un tempo, non poi così lontano, i web designer usavano Adobe Photoshop
per definire l’aspetto grafico di un sito. Il file creato veniva di
solito conservato nel formato nativo PSD, con l’intento di preservare
i livelli della grafica. Quando il design era soddisfacente, si procedeva
in maniera totalmente manuale alla divisione del documento in porzioni,
che dovevano essere accuratamente ritagliate e singolarmente salvate
in altrettanti files. Tutti questi frammenti di file venivano poi reinseriti
in una struttura tabellare, tramite un software di composizione HTML.
Il risultato era una pagina web che riproponeva, frammentato in tante
celle, l’aspetto originario del sito creato in Photoshop. Questa operazione
non solo era lunga e macchinosa, ma soprattutto poneva dei seri problemi
ogni qualvolta un cliente chiedeva una semplice modifica di grafica
al sito.
Tutto questa è storia. Fireworks permette di esportare in maniera totalmente
automatica qualunque pagina da noi creata in HTML, occupandosi personalmente
della divisione in celle e della parcellizzazione dei files: tutto
quello che dobbiamo fare è semplicemente scegliere alcune opzioni,
fra le quali il tipo di codifica dei files (GIF, JPEG, etc.) il grado
di compressione, ecc.

Figura 10 – Esportazione del documento: bastano poche impostazioni
per creare un documento HTML perfettamente strutturato.
La finalizzazione del sito ed il popolamento dei contenuti: Dreamweaver
Il terzo passaggio nella composizione del sito riguarda Dreamweaver:
il software principe per il web design. Dando per scontato che si
è già predefinito un sito e che sono stati impostati correttamente
tutti i percorsi alle cartelle di quest’ultimo, è arrivato il momento
di aprire il file HTML generato da Fireworks per trasformarlo in
un Modello da utilizzare in tutto il sito.
In questa fase si mette in pratica ciò che abbiamo discusso a livello
teorico all’inizio dell’articolo: si predispone una zona centrale nel
layout del sito e la si trasforma in un’Area modificabile. In questo
modo Dreamweaver provvede a convertire l’attuale file HTML in un modello
che assume come estensione DWT (Acronimo di Dreamweaver Template).
Questo modello viene conservato nella cartella Templates all’interno
della cartella predefinita del sito (di solito la cartella Publish).
Da questo punto in poi è possibile creare nuove pagine web e popolarle
di contenuti attingendo al modello definito; in questo modo il sito
avrà un’aspetto ed una navigazione coerente ed omogenea su tutte le
pagine che lo compongono.

Figura 11 – Conversione di una pagina web in Modello.

Figura 12 – Creazione di una pagina web da un Modello preimpostato:
si sceglie il modello dalla colonna di sinistra; per facilitare la
scelta viene mostrata un’anteprima del medesimo.
Considerazioni finali
Va detto subito che il workflow proposto, con la sequenza Freehand
– Fireworks – Dreamweaver non può essere preso come standard universale
per la creazione di siti web. Uno sviluppatore “puro”, amante della
programmazione, avrebbe sicuramente da obiettare non poco sull’esportazione
automatica di Fireworks, adducendo motivi legati alla poca pulizia
e pesantezza del codice generato. L’importanza di quanto detto però,
non è da ricercare tanto nei particolari più reconditi, quali appunto
il codice, o l’ottimizzazione delle immagini, o ancora l’accessibilità
delle pagine, o altro ancora.
Ciò che è veramente importante è la scelta di una strategia costruttiva
che permetta a tutti, in tempi brevi e senza conoscenze troppo specifiche
di creare un sito web efficace e funzionale. Non a caso in questo articolo
abbiamo soprasseduto su moltissime funzionalità dei programmi, poiché,
lungi dal voler fare una panoramica degli strumenti, peraltro già affrontati
in precedenza, quello che ci premeva di più era far capire l’importanza
del metodo, al di sopra delle funzionalità specifiche.
Ricordiamoci però che, indipendentemente dal metodo che ognuno applica,
la teoria enunciata riguardo canali, modelli, layout, ecc., rimane
un ottima base di partenza per la costruzione di un sito web.